| alemarcotti

Il rapporto tra il malato e il suo medico è una vera e propria relazione di coppia. Il paziente deve affidarsi e fidarsi ciecamente del suo dottore. Dal canto suo, il medico deve ascoltare e credere assolutamente al soggetto sofferente.
Non esiste cosa peggiore del non venire creduti e questo, credo, valga per qualsiasi tipo di relazione si instauri. Nel mio caso, all’inizio di questa “avventura“, fui visitata da una neurologa che mi prese per un soggetto ansioso e mi rispedì al mittente con una ricetta di un ansiolitico. Io ero furibonda poiché sapevo bene di avere qualcosa di fisico. Quando nessuno ti crede o ti prende sul serio è cosa davvero umiliante e offensiva. Il secondo neurologo, che incontrai in pronto soccorso, mi chiese a bruciapelo “Ti droghi?“. Il mio sguardo furente e la mia faccia di sdegno risposero per me. Io so solo che non vedevo da un occhio, abbassavo la testa e venivo colpita da forti scariche elettriche, tremavo internamente come fossi nel bel mezzo di una scossa sismica, avevo formicolii alle mani e alle braccia. Non era più che sufficiente per non venire additata come ansiosa o come drogata? Volevo solamente essere creduta e scoprire, così, molto prima l’esistenza di questa malattia.

@ALEMARCOTTI

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