| alemarcotti

Si può cadere, in tanti modi e per tanti motivi. Cadere è lasciarsi andare. Ritrovarsi per terra in un tempo piccolo e senza rendersene conto. Che fare? Si può provare a rialzarsi. Ci si rialza, da soli o con l’aiuto di qualcuno. Rialzarsi è come ricominciare. Ma… che cosa resta? Sì… che cosa resta dentro,  con quel sottofondo lontano di qualche risata altrui? Le botte e i lividi… Sì, quelli sono i segni evidenti… Ma… Dentro? In quella zona che tutti abbiamo ma che è solo nostra ed è così intima, segreta, fragile e delicata? Ecco…, proprio lì, che cosa rimane?

Ve lo provo a spiegare. Rimane un senso di smarrimento, consci di non essere quel soggetto forte e onnipotente che credevamo di essere. Rimane quel senso di umiliazione… sì, ci si sente umiliati, oltre che fragili e indifesi. Ci si sente abbandonati dalle nostre forze e dalle nostre gambe. Ci si ritrova soli. È lì, su quel marciapiede, che ci si rende conto di quanto si abbia a che fare con una malattia incontrollabile, nemica e che è capace di presentarti un conto salato, ma senza che sia un cameriere a portartelo al tavolo. Sentirsi soli e  senza più un potere sul proprio organismo. Essere il padrone di un qualcosa senza poterla comandare. Essere il padrone ma lavorare da dipendente. Ecco. Così  si sente il soggetto sm che cade.

@ALEMARCOTTI

fai come Alessandra, scrivici.

3 Responses to " CADERE "

  1. fulvialuna1 ha detto:

    Si, ci si sente soli quando la caduta frantuma qualcosa, ma poi si diventa medici di se stessi e si ha voglia di fasciare ciò che sembra irreparabile.
    E forse una mano che semplicemene ti sfiora può essere d’aiuto.

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